La componentistica di Addivate conquista supermoto, aerospazio e settore petrolifero.

Gianni Favero

In uno stanzone di Italtronic, azienda di Padova che produce contenitori elettrici, ci sono quattro stampanti 3d, ciascuna delle quali costa intorno ai 400 mila euro. Le ha fabbricate Roboze a Bari, e, da novembre, realizzano pezzi con caratteristiche di resistenza meccanica, alle temperature e agli agenti chimici superiori a quelle dei migliori metalli, pesando circa la metà.

A produrli, utilizzando superpolimeri a base di carbonio (Carbon Peek), è la n società chiamata Addivate, creata da Enrico Solinas, ex Microsoft e Apple, Alberto Baban, presidente della rete di imprenditori Venetwork, Federico Zoppas, direttore generale dell’omonimo gruppo di Vittorio Veneto e presidente della Rete innovativa aerospaziale Air. I componenti che escono dalle stampanti, le cui testine lavorano a 450 gradi in un ambiente con temperatura, pressione e umidità controllate con estrema precisione, non sono prototipi, ma oggetti subito utilizzabili in segmenti di nicchia.

Quello che ad oggi ha contribuito di più al milione di euro già fatturato è il Motorsport. Ieri, alla presentazione di Addivate, è stata esposta una Yamaha da gara con parti ottenute a Padova. In Formula Uno, elementi in Carbon Peek sono richiesti dalla Ferrari, anche se il business quasi esclusivo ad oggi proviene da committenti stranieri. Operatori del comparto aerospaziale, ad esempio, ambito in cui le escursioni termiche oltre l’atmosfera rendono essenziale l’elevatissima qualità dei materiali. Oppure del settore petrolifero, dove le pressioni in gioco e l’aggressività dei fenomeni chimici condizionano la vita delle condutture posate su profondi fondali marini.

Qual è l’evoluzione rispetto alla ordinaria lavorazione delle fibre di carbonio già impiegate in ambiti quali le auto di alto profilo? «Finora si sono usati sistemi di laminazione del materiale su stampi più laboriosi e non esenti da sprechi – spiega Solinas – mentre nel nostro caso otteniamo componenti perfetti all’uscita dalla stampante, senza il minimo sfrido e, grazie alla loro origine, già certificati ». Nella moda, poi, sono in corso esperimenti per replicare montature di occhiali dell’alto di gamma di peso dimezzato. Previsioni di crescita? «In un paio d’anni – si sbilancia Baban – data la saturazione già raggiunta dagli strumenti, dovremmo arrivare a 10 stampanti e a ricavi di 10 milioni».

La componentistica di Addivate conquista supermoto, aerospazio e settore petrolifero

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